Riproduzione

Con l'avvicinarsi della primavera ci si avvicina alla stagione più attesa, quella della riproduzione, croce e delizia di ogni allevatore che si rispetti.

Ogni anno tutti noi facciamo progetti e alimentiamo speranze che dovremo concretizzare in quei pochi mesi dai quali dipenderà tuttoil futuro del nostro allevamento.

Allo scopo di orientare i meno esperti, di seguito qualche piccolo suggerimento:

- I soggetti che s'intende impiegare nella riproduzione devono essere in ottima salute, presentare piumaggio brillante e compatto, occhio vispo e becco non eccessivamente lungo (segno di carenze). I maschi devono essere vivaci e propensi al canto, ma non troppo aggressivi. Le femmine bene in carne e tranquille in presenza dell'allevatore.

- Sarebbe preferibile estromettere dalla riproduzione quei soggetti che abbiano mostrato la tendenza ad ammalarsi con facilità durante l'inverno, quelli che si mostrino eccessivamente aggressivi, le femmine troppo nervose ed in generale tutti quegli animali che non diano letteralmente l'impressione di "scoppiare di salute". Tali soggetti, infatti, quasi sempre si riveleranno inadatti alla riproduzione e nei, pochi casi in cui vi regaleranno dei discendenti, saranno soggetti di scarso pregio e salute.

FORMAZIONE DELLE COPPIE

I cardellini sono uccelli tendenzialmente monogami, per cui una volta formata una coppia potrebbe risultare difficile spaiarla in corso di stagione, per questo motivo se si intende usare un maschio per più femmine sarà opportuno fare in modo che possa conoscerle da prima. Allo scopo può essere utile spostarlo da una gabbia all'altra (sempre col divisorio), già verso la fine dell'inverno. In questo modo avrà la possibilità di familiarizzare con le varie femmine e probabilmente si accoppierà con tutte loro quando sarà il momento.

Tuttavia ai meno esperti suggerisco la strategia della coppia fissa, perchè risulta molto più agevole e sicura per i motivi succitati.

Quale che sia la scelta raccomando SEMPRE l'uso del divisorio onde evitare che maschio e femmina inizino a litigare stressandosi a vicenda. Solo quando saremo certi che i soggetti interagiscono senza aggressività potremo rimuovere il divisorio e lasciare che si affiatino.

In questa fase delicata è molto importante che l'allevatore cerchi di capire se i due uccelli scelti per formare la coppia si gradiscono a vicenda, poichè non è raro che una femmina (nell'ambiente ristretto di un allevamento) si innamori del canto di un dato maschio rifiutando gli altri.

Tenete presente che la grandezza dei locali in cui si alleva va attentamente considerata, quando si pensa alla coppie da alloggiarvi per la riproduzione. Un ambiente troppo affollato, con molti maschi che cantano in maniera insistente determina una situazione di stress che può risultare assai dannosa ai soggetti più delicati o meno aggressivi. In un contesto del genere i maschi diventano più violenti, le femmine si stressano e iniziano a spiumarsi intorno al becco (segno di un calo delle difese immunitarie) e rischiano di andare in muta o saltare il ciclo riproduttivo. In generale un allevamento sovraffollato non risulta mai una buona strategia.

PREPARAZIONE DEI RIPRODUTTORI

Affinchè i cardellini vadano in estro sono fondamentali TRE parametri: FOTOPERIODO, TEMPERATURA, ALIMENTAZIONE che devono essere armonizzati tra loro. L'aumento del fotoperiodo (ore di luce) e della temperatura danno progressivamente l'avvio all'entrata in amore dei cardellini, ma a questo punto è importantissimo che anche l'alimentazione svolga il suo ruolo. In natura, infatti, è proprio l'aumento della disponibilità di cibo (in particolare proteine sotto forma di insetti) a dare il via alla stagione riproduttiva per tutte le specie di uccelli. In allevamento, specie se all'interno, dovrà essere cura dell'allevatore verificare che la luce e la temperatura aumentino in modo consono, mentre per chi alleva all'aperto il discorso è, almeno sotto questo aspetto, relativamente più semplice. Oggi, con l'ausilio di un buon programmatore di luci risulta abbastanza agevole gestire l'aumento del fotoperiodo, ma è bene tenere presente che eventuali errori nella regolazione delle ore di luce rischiano di mandare in muta tutti i riproduttori, compromettendo la stagione. Personalmente consiglio di non esagerare, cercando di seguire un ciclo quanto più naturale possibile, senza anticipare troppo. I cardellini normalmente in natura, salvo rare eccezioni iniziano a nidificare tra aprile e maggio, discostarsi troppo da questo periodo può creare non poche difficoltà. Tenete presente che arrivati a 14 ore di luce gli uccelli entrano in pieno estro e superate le 15 iniziano ad andare in muta. La temperatura, pur giuocando un ruolo importante non è altrettanto "millimetrica" nei suoi effetti. Diciamo che anche a 20-22C° i cardellini possono tranquillamente iniziare a nidificare, sebbene le temperature troppo alte, troppo basse o con bruschi sbalzi, possano rivelarsi dannose ai fini delle schiuse e della sopravvivenza dei nidiacei.

Ma veniamo al terzo ( e forse più importante parametro), l'ALIMENTAZIONE: come già detto l'aumentata disponibilità innesca quei meccanismi ormonali che sono necessari ad attivare il ciclo riproduttivo, quindi occorre che gli uccelli, dalla fase di RIPOSO invernale, in cui si sono nutriti in maniera equilibrata, ma tutto sommato abbastanza frugale (semi, verdure e occasionalmente piccolissime quote di proteine) a quella pre cove in cui la disponibilità di alimenti proteici e nutrienti aumenta in maniera progressiva. Spesso letteralmente INORRIDISCO quando leggo di persone che letteralmente ingozzano di alimenti ad alto tenore proteico i loro soggetti durante l'arco dell' intero anno. Questa pessima abitudine origina sicuramente dal desiderio di mantenere in salute i propri animali.... peccato che, invece, questo comportamento sortisca esattamente l'effetto contrario! Un sovraccarico alimentare, oltre a danneggiare il fegato, i reni, e l'apparato digerente dei delicatissimi cardellini, comporta anche che gli stessi NON avvertendo il cambiamento alimentare NON entrino facilmente in estro. In una gestione alimentare corretta, TUTTI gli alimenti vanno introdotti gradualmente, aumentandone man mano le dosi. Sulla base di tale concetto in un programma di allevamento orientato sul fotoperiodo naturale, potremo iniziare a fornire le proteine (uova, insetti, pastoncini vari) a partire da metà marzo secondo uno schema molto semplice: un giorno la prima settimana, due giorni la seconda e così via fino ad arrivare alla somministrazione giornaliera. Importante fornire sempre quantità che vengano consumate entro l'arco della giornata, specie se si tratta di alimenti deperibili. Cntemporaneamente all'arricchimento proteico della dieta potremo aggiungere all'acqua da bere un composto vitaminico a base di vitamina E, che aiuterà gli uccelli giovani a raggiungere la maturità sessuale e agevolerà l'entrata in estro degli adulti.

GABBIE E NIDI

 Quando ci si vuole cimentare nella riproduzione del cardellino, è bene valutare con attenzione il tipo di gabbie da usare. Sebbene oramai esistano ceppi domestici che nidificano senza troppe difficoltà anche in gabbie da 65cm, di norma occorre tenere presente che maggiore è lo spazio di cui una coppia può disporre, maggiori saranno le possibilità che si riproduca senza problemi. Non dimentichiamo che si tratta di animali con uno spiccato senso della territorialità, e quindi i maschi possono diventare troppo aggressivi in uno spazio ristretto, mentre le femmine possono sviluppare un eccessivo attaccamento al nido, che oltre a stressarle ne comprometterà le normali funzioni di allevamento della prole. Per queste ragioni raccomando di sistemare le coppie riproduttive in gabbie abbastanza spaziose, che consentano tralaltro di separare il maschio dalla femmina in caso di necessità. Un altro fattore che deve essere considerato è che i cardellini amano stazionare (e nidificare) nei punti più alti delle gabbie, quindi andrebbero evitate quelle che sviluppano poco in altezza, come i moduli di molti tipi di batterie da allevamento (evidentemente pensate per i canarini). Altro fattore molto importante è che le gabbie d'allevamento abbiano il fondo quanto più lontano possibile dalle griglie, in modo da non consentire agli adulti, ma soprattutto ai giovani di arrivare a nutrirsi degli alimenti caduti sul fondo, che possono essere causa di un elevato numero di patologie (coccidiosi, enteriti, micosi, intossicazioni)

Altra scelta da ponderare è quella dei nidi. Quelli esterni offrono il vantaggio di essere più facilmente ispezionabili e manegevoli, ma spesso non risultano graditi, specie alle cardelline nostrane (i mayor sono meno esigenti). Quelli interni, viceversa, specie se collocati in un punto abbastanza in altro sul frontale della gabbia e opportunamente infrascati, vengono in genere utilizzati senza problemi. Dopo anni di tentativi con ogni specie di materiale da infrascatura (pezzi di albero di Natale, piante di plastica, rami di conifere freschi, etc.) ho adottato il, semplicissimo espediente di usare una tavoletta di plastica verde collocata in corrispondenza del nido (cfr. video). I vantaggi sono che non offrono riparo ai parassiti come invece accade con altri materiali e crea quella privacy di cui le cardelline hanno bisogno per nidificare e allevare la prole.

MATERIALI PER IL NIDO

In commercio ne esistono tantissimi, ma fondamentalmente i più conosciuti sono la fibra di sacco (iuta) e l'ovatta. Personalmente al posto di quest'ultima io sono solito usare il cotone vegetale che presnta il vantaggio di NON far affossare le uova, come può accadere invece con l'ovatta. Di norma sarà bene, all'inizio, evitare di fornire quantità eccessive di materiale se non volete ritrovarvi con l'allevamento pieno di sfilacci. Io uso fornire alle cardelline piccole quantità di iuta, fino a quando non vedo che iniziano a "cardarla" rendendola simile alla stoppa che usano gli idraulici. Questo comportamento infatti precede di poco la nidificazione e quindi potremo fornire maggiori quantità di materiale evitando di specarne parecchio. Durante la nidificazione sarebbe opportuno tenere sempre d'occhio i beverini. Bastano pochi sfilacci lasciati cadere nel beccuccio del beverino a fare si che si svuoti rapidamente, lasciando gli uccelli senz'acqua. Per coloro i quali avessero la fortuna di andare spesso (o abitare) in campagna, consiglio vivamente la "lana" dei pioppi che se raccolta ben pulita è graditissima dalle femmine per la rifinitura interna dei nidi.

INCUBAZIONE DELLA UOVA

Nei cardellini l'incubazione dura tredici giorni. Sbalzi termici o cova poco assidua da parte della madre (soggetti nervosi che si alzano dalle uova al minimo rumore) possono ritardare la schiusa di uno o due giorni. Normalmente le femmine iniziano a covare assiduamente a partire dal terzo  uovo, questo meccanismo potrebbe essere dovuto all'opportunità di far nascere più pulli nello stesso giorno. In cattività molti allevatori usano sostituire le uova con quelle di plastica in modo da metterle in cova tutte assieme dopo che la cardellina ha completato la deposizione. Questa pratica offre sicuramente dei vantaggi, dal momento che spesso gli ultimi nati, inferiori di taglia e più deboli dei fratelli nati prima, possono stentare a crescere o addirittura in qualche caso perire. Tuttavia il prelievo delle uova e la loro sostituzione è un operazione delicata, che in specie con le femmine giovani può causare qualche problema, come l'abbandono del nido; quindi consiglierei ai meno esperti di soprassedere, lasciando che la natura faccia il suo corso. Ovviamente in caso di sostituzione, le uova andranno messe in cova di primo mattino. Importante è che vengano conservate al riparo dalla luce e lontano da fonti di calore e si dovrà avere cura di girarle almeno un paio di volte al giorno per evitare che il tuorlo aderisca al guscio compromettendo la schiusa. In alternativa basterà posizionarle in verticale con IL POLO ACUTO VERSO IL BASSO. Quando la femmina inizia a covare in modo continuo, sarà bene separare il maschio con la griglia a sbarre, in modo che possa continuare a vederlo e non abbandoni la cova. Alcuni maschi sono padri eccellenti e alimentano la femmina sul nido e i piccoli fin dalla nascita; purtroppo in cattività è assai probabile che il maschio infastidsca la femmina in cova, arrivando addirittura a distruggere il nido, bucare le uova o buttare giù i piccoli appena nati. Probabilmente questo è dovuto allo spazio ristretto della gabbia che gli consente poche distrazioni e ne altera i comportamenti. Non a caso in voliera la maggior parte dei maschi si comporta normalmente. Rammentate che le uova hanno  bisogno di una certa dose di umidità per sviluppare e schiudere regolarmente, per questo  consiglio di lasciare sempre a disposizione il bagnetto, specie nei periodi più caldi dell anno. L'acqua in esso contenutà evaporerà mantenendo più umido l'ambiente e la femmina in caso di necessità potrà bagnarsi e tornare sulle uova.

SPERATURA DELLE UOVA

La speratura è quel procedimento grazie al quale possiamo assicurarci che le uova siano state fecondate e si stiano sviluppando in modo corretto. Un occhio esperto può valutarle anche al terzo giorno di cova, ma normalmente è solo al quarto giorno che si vede con chiarezza l'embrione e il reticolo di vasi sanguigni, come nella FOTO. Per effettuare la speratura sarà sufficiente una fonte luminosa (vanno benissimo le torce a penna), che avvicinate CON MOLTA DELICATEZZA all'uovo ne illumineranno l'interno consentendoci di valutare lo sviluppo dell'embrione.

 

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Gennaro Chianese gennarochianese@libero.it