Allevamento dei novelli

NASCITA E PRIMI GIORNI

La schiusa è sempre un momento emozionante, dato che "apparentemente" rappresenta il culmine del nostro impegno di allevatori durante tutta la stagione, in realtà, come i più esperti già sanno il vero lavoro inizia appunto con la nascita dei piccoli. Organismi di pochi grammi, fragilissimi e completamente indifesi, la cui vita sembra (ed effettivamente è) appesa a un filo, i pulli appena nati vanno seguiti con particolare attenzione. A prescindere dalle possibili patologie, come il famigerato BLACK SPOT (vedi sezione MALATTIE), i neonati hanno bisogno fondamentalmente di DUE cose: una fonte di calore, poichè NON sono capaci di mantenere la temperatura corporea e un nutrimento proteico e facilmente digeribile. La prima esigenza, in condizioni ottimali è soddisfatta dalla madre o dalla nutrice, che gli fornisce il calore necessario. La seconda dipende da noi, in quanto dovremmo badare a fornire quello o quegli alimenti più adatti. Da un punto di vista delle proteine, a parte l'uovo o le larve di insetto, esistono in commercio molti prodotti che possono essere mischiati a un buon pastone in modo da elevarne il valore proteico. Quale che sia la nostra scelta, ovviamente, le femmine dovranno essere abituate a cibarsi di questi alimenti PRIMA che nascano i piccoli, o si corre il rischio che li ignorino a danno della salute dei neonati. Per la corretta gestione dei nuovi nati, mi ecco qualche piccolo  consiglio:

- Il primo giorno evitate di disturbare la femmina, limitandovi a un ispezione verso la metà del pomeriggio. Se i piccoli appaiono vivaci e ben idratati potete stare tranquilli. Controllate che non mostrino il PUNTO NERO, in qual caso iniziate subito la terapia consigliata. Specie con le femmine giovani vanno evitate manovre eccessive, quindi meno interferite e maggiori saranno le probabilità che tutto fili liscio.

- Fate attenzione che gli alimenti umidi o l'uovo non rimangano a disposizione per troppo tempo. Specie nei mesi caldi vanno rinnovati almeno TRE volte al giorno per evitare che possano deteriorarsi o sviluppare muffe, divenendo PERICOLOSISSIMI per i piccoli e per la madre.

- Se nei primi giorni notate che uno o due pulli sono evidentemente più indietro con lo sviluppo, siate pronti a valutare il trasferimento in un altro nido. Alcune femmine per ragioni sconosciute tendono ad alimentare alcuni piccoli più di altri e questo spesso può avere conseguenze spiacevoli.

- Francamente SCONSIGLIO di imbeccare i piccoli come fanno alcuni allevatori. Tenete presente che le imbeccate artificiali sono sempre meno digeribili e a parte questo fanno diminuire la richiesta dei piccoli, quindi la madre sarà sempre meno stimolata ad imbeccare e rischieremo di ottenere l'effetto contrario. Senza contare che manipolando troppo il nido e i piccoli rischiamo di scondizionare la femmina inducendola ad abbandonare la prole.

- Assicuriamoci che i nidi non siano imbrattati da feci molli o liquide, che sono sintomo di patologie enteriche o di alimentazione errata.

- Controlliamo che sotto al nido e all interno dei posatoi NON si annidino degli acari. Questi parassiti, se non conrollati,  possono sterminare una nidiata in pochi giorni.

- Non dimentichiamo che tra i 4 e i 6 giorni di vita i piccoli dovranno essere anellati. Per evitare che la madre possa buttarli fuori dal nido sarà bene rivestire gli anellini con del cerotto o del nastro adesivo color carne.

 

INVOLO E SVEZZAMENTO

Verso il tredicesimo-quattordicesimo giorno, se tutto è filato liscio, i piccoli sono pronti per lasciare il nido. Sono completamente impiumati e sostano sul bordo in attesa delle imbeccate. Di tanto in tanto frullano le ali per esercitare i muscoli del volo. A volte basta un movimento brusco dell'allevatore o il segnale d'allarme dei genitori per vederli catapultarsi fuori dal nido, al quale, però spesso faranno ritorno per qualche giorno ancora. Secondo il mio parere più a lungo rimangono al loro posto e meno tenderanno a stressarsi o peggio ferirsi durante i primi pericolosi voli. In natura gli spazi sono molto più grandi che non in gabbia e le cime delle piante risultano molto più morbide dei ferri o del pavimento della

gabbia. Mangiatoie, beverini e accessori possono provocare anche loro incidenti e lesioni anche gravi ai giovani inesperti. Quindi durante i primi giorni dell'involo sarà bene accertarsi che i giovani non si feriscano, non finiscano sotto le griglie e in generale non si facciano del male. Bastano due o tre giorni perchè questi rischi si riducano drasticamente. Attenzione ai maschi, che stranamente a volte sfogano sui piccoli appena involati la loro aggressività, anche se quando erano nel nido si sono comportati da genitori modello.  Per circa 10-15 giorni dall'involo i novelli verranno alimentati ancora dai genitori. In questa fase occorre accertarsi che vengano nutriti a sufficienza, specie se si alleva in purezza, poichè in natura è il maschio che da questo momento fa il grosso del lavoro, mentre la femmina si appresta a iniziare la seconda covata. In gabbia spesso i maschi sono meno solerti e le cardelline tendono a stancarsi di più, col risultato che i piccoli possono stentare un poco. Questo fatto è indicato dal pigolio disperato e troppo insistente dei giovani che patiscono la fame. Se ciò dovesse accadere vi consiglio di mettere a disposizione qualche alimento di facile assunzione (umido) sperando che i piccoli incomincino a integrare nutrendosi da soli. Se tuttavia sono ancora troppo piccoli dovremo valutare di girarli a una balia oppure di integrare con qualche imbeccata a mano che però a questa età non è consigliabile a persone non esperte.

Se la femmina non ha un maschio vicino e intende nidificare di nuovo, possiamo usare il divisorio unendola al maschio in metà gabbia e lasciando i piccoli nell'altra. La madre li nutrirà senza problemi attraverso le sbarre.

Intorno al venticinquesimo giorno di età un pullo in buona salute inizierà a mangiucchiare da solo. Per qualche strana ragione i soggetti baliati in genere tendono a svezzarsi prima di quelli allevati dai genitori. In ogni caso in questo periodo sarà bene NON somministrare troppi alimenti umidi, ma cercare di portare i giovani sui SEMI, magari aggiungendo un poco di perilla (appetibile e facile da sbucciare) alla miscela. Qualche foglia di cicoria sarà un toccasana, oltre che un qualcosa su cui esercitare il becco.

Una volta appurato che i novelli sono autonomi, sarà opportuno trasferirli in gabbie più grandi, assieme ad altri coetanei, dove possano esrcitarsi nel volo, fare il bagno e prepararsi alla muta. I cardellini giovani hanno la mania di esercitare il becco su tutto quello che gli capita a tiro. Per evitare che si spiumino l'un l'altro, rovinandosi remiganti e timoniere, sarà bene mettergli a disposizione qualcosa su cui sfogarsi, come( piante commestibili, sfilacci di iuta, un pezzo di fune).

 

 

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Gennaro Chianese gennarochianese@libero.it